Ci sono eventi che vanno oltre l’occasione di incontrarsi.
Diventano momenti in cui fermarsi, confrontarsi e parlare di ciò che sta dietro al nostro lavoro: la materia, il progetto, la cultura del fare e il valore delle persone.
È quello che è successo in occasione dell’evento organizzato da Ceppi Legnami, realtà con cui FIGINI condivide un rapporto che dura da molti anni e, soprattutto, una grande passione per il legno e per tutto ciò che questo materiale rappresenta.
Una giornata che ha riunito professionisti, architetti e operatori del settore e alla quale Francesco Figini ha avuto il piacere di partecipare anche in qualità di relatore.
La perfezione è davvero ciò che cerchiamo?
Il tema scelto per l’intervento è partito da una domanda apparentemente semplice: siamo sicuri che la perfezione sia sempre un valore?
Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia ci permette di raggiungere livelli di precisione straordinari.
Anche nella nostra falegnameria utilizziamo macchinari evoluti, software e sistemi di produzione capaci di lavorare con tolleranze minime e di replicare un elemento con estrema fedeltà.
Ed è un progresso straordinario.
Ma proprio mentre diventiamo sempre più bravi a produrre qualcosa di perfetto, emerge una domanda ancora più interessante: che cosa rende un oggetto davvero unico?
La risposta, molto spesso, si trova proprio in ciò che non può essere replicato perfettamente.
Dal David agli Stradivari
Durante l’intervento siamo partiti da due esempi molto lontani dalla falegnameria contemporanea.
Il David di Michelangelo è universalmente considerato un capolavoro. Eppure, osservandolo attentamente, le sue proporzioni non sono perfette: mani e testa sono volutamente più grandi rispetto a quanto imporrebbero i canoni anatomici.
Allo stesso modo, da secoli si cerca di comprendere e riprodurre il suono degli strumenti realizzati da Antonio Stradivari. Oggi disponiamo di tecnologie infinitamente più precise di quelle esistenti nel Seicento, eppure quegli strumenti continuano ad avere un’identità irripetibile.
Sono esempi che ci ricordano qualcosa di importante.
La precisione e la perfezione non sono necessariamente la stessa cosa. Anche il legno ce lo insegna ogni giorno
Chi lavora il legno lo sa bene.
Non esistono due tavole perfettamente identiche.
Una venatura cambia direzione, un nodo interrompe il disegno, il colore presenta leggere variazioni. Sono caratteristiche che in una produzione completamente standardizzata potrebbero essere considerate difetti.
Nel nostro lavoro, invece, possono diventare identità.
Naturalmente questo non significa rinunciare alla precisione. Al contrario.
Significa utilizzare tutta la tecnologia, la conoscenza e l’esperienza che abbiamo a disposizione per raggiungere la massima qualità possibile, senza però cancellare ciò che rende unica la materia e ciò che nasce dal lavoro delle persone.
È probabilmente qui che oggi si trova una delle sfide più interessanti dell’artigianato contemporaneo: essere sempre più precisi senza diventare tutti uguali.
Tecnologia e artigianato non sono opposti
È una riflessione che riguarda da vicino anche FIGINI.
Crediamo fortemente nella tecnologia e continuiamo a investire in macchinari, digitalizzazione e nuovi processi.
Ma crediamo altrettanto nel valore dell’esperienza, della sensibilità e delle mani di chi ogni giorno lavora all’interno della nostra falegnameria.
Perché un arredo su misura non nasce soltanto da una quota corretta al decimo di millimetro.
Nasce dall’interpretazione di un progetto, dalla conoscenza dei materiali, dalle decisioni prese durante la lavorazione e dal dialogo continuo tra progettisti, tecnici e artigiani.
È questo equilibrio tra precisione e sensibilità che cerchiamo ogni giorno.
Un settore che ha bisogno anche di cultura
Per questo occasioni come quella organizzata da Ceppi Legnami hanno un valore particolare.
Il nostro settore non può vivere soltanto di produzione, consegne, preventivi e cantieri.
Ha bisogno anche di luoghi e momenti nei quali incontrarsi, contaminarsi e costruire una cultura condivisa intorno al legno, all’architettura e al saper fare.
Un ringraziamento va quindi a Ceppi Legnami, non soltanto per averci coinvolto in questa giornata, ma per l’impegno con cui continua a creare occasioni capaci di tenere vivo il nostro territorio e il nostro settore, favorendo il confronto, la cultura del legno e il piacere dello stare insieme.
Il messaggio con cui Francesco ha scelto di concludere il suo intervento riassume forse meglio di qualsiasi altra frase ciò in cui crediamo:
La perfezione si può replicare.
L’identità no.














